Una foto un abbraccio che trasmette gioia, fatica, entusiasmo, tenacia, voglia di non mollare, determinazione e affiatamento! Una dimostrazione – che parla da sé – di come sia assolutamente infondata la leggenda metropolitana secondo cui le donne sarebbero sempre in competizione fra loro, sempre pronte a mettersi i bastoni fra le ruote, sempre intenzionate a primeggiare per essere le più belle, le più brave, le più…e basta!

Dedicato alle nostre famiglie, ai nostri coach, ai nostri team e a tutta l’Italia che oggi ha fatto il tifo per noi.

Queste le parole con cui Sara Errani (27 anni) e Roberta Vinci (31 anni) hanno commentato la loro vittoria a Wimbledon: le Chichis azzurre hanno conquistato l’unico torneo dello Slam ancora assente dal loro palmares battendo nettamente in finale la coppia formata dalla francese Mladenovic e dall’ungherese Babos.

No, le donne sanno fare squadra più di quanto il senso comune sostenga: questa è una verità che conoscono bene tutte quelle donne che –  in un determinato momento della loro vita – hanno avuto bisogno di “una mano”, di una parola di conforto o di un concreto appoggio. Tempo fa, un’amica mi ha detto: “in questo periodo, caratterizzato da una grande incertezza su tutti i fronti, devo dire grazie alle donne della mia vita – da mia madre alla mia istruttrice di yoga, passando per la parrucchiera e la vicina di scrivania – perché mi hanno letteralmente ‘portato a spalla!’ “ Ecco, questa frase, questa semplice frase, dice tanto: quando vogliamo, siamo capaci di creare forti legami, anche con risvolti professionali (cosa dimostrata dal fatto che prende sempre più piede l’imprenditoria “rosa” in cui due amiche, due conoscenti, due sorelle o due colleghe si cimentano nella realizzazione di un progetto/sogno comune).

Certamente, poi, esistono anche quelle donne che non vogliono (forse non sanno) creare saldi, sinceri e profondi rapporti di amicizia con altre donne. Esistono donne che non hanno “l’etica della condivisione”, diciamo. Magari, alcune di loro hanno perso questa “capacità” in seguito a una delusione, oppure, semplicemente, sono dei corridori solitari che ambiscono a salire sul primo gradino del podio (appunto, da sole!). Però – credo – siano casi isolati, persone che hanno un certo modo di rapportarsi agli altri al di là del loro genere, che non crederebbero nell’amicizia neppure se fossero nate uomini, insomma.

Oggi, abbiamo voluto raccontarvi di queste due giovani tenniste, Sara e Roberta, perché ci piace (ci inorgoglisce, lo possiamo dire???) la loro storia, una storia che dimostra come l’incontro fra due donne “toste” – coraggiose e generose – può dar vita davvero a grossi successi, umani ma non solo!

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