Che cos’è il genere? Un dato scontato e naturale, un apparato riproduttivo, un destino inevitabile, un pilastro fondamentale della famiglia e della società, un’invariante del pensiero, una gabbia, un’invenzione, un vestito che si può indossare e togliere a piacimento?

kkkI contributi raccolti in questo volume – curato da due Ricercatrici di antropologia, Valeria Riberio Corossacz e Alessandra Gribaldo, e nato nel contesto di un convegno organizzato dall’Università di Modena e Reggio Emilia Sul campo del genere. Contributi Etnografici e temi di ricerca – cercano di trovare una risposta a questo quesito.

Nelle nostre passate recensioni, abbiamo trattato – per così dire – in modo diretto il rapporto donna/lavoro (ricordiamo, a riguardo, per esempio, il post  Rivoluzione Womenomics); oggi, invece, intendiamo presentarvi un testo – per certi aspetti – differente: differente perché, pur essendo sempre incentrato sul gender, adotta un’angolazione – se vogliamo – più scientifica, accademica, teorica, insomma “di base” per ulteriori riflessioni (anche originale). Del resto – come si sa – alla base di una buona pratica, riposa sempre una solida teoria.

Fra i diversi saggi che compongono il volume, troviamo spunti molto interessanti. In uno di questi, viene discussa la categoria della mascolinità.

In italia, ancora, la tematica della diversity viene concepita quasi esclusivamente come diversity di genere ma, in realtà, questo contenitore concettuale abbraccia un’ampia gamma di significati inerenti differenze etniche, religiose, linguistiche etc. Diversità che oggi, più che mai, ha un senso conoscere e ottimizzare (chiaramente, in primis, apprezzare). La Ribeiro Corosaccz, nelle sue ricerche etnografiche, dopo aver indagato la categoria della bianchezza, si sofferma su quella di mascolinità (come viene percepita da un campione formato da uomini bianchi compresi fra i 45 e i 58 anni di classe medio-alta a Rio de Janeiro).

Non esiste un solo modello di mascolinità, ma vari perché si tratta di un prodotto culturalmente e storicamente determinato. Inoltre – dato determinante – la mascolinità, al pari della femminilità, si strutturerebbe sulla base di un’asimmetria di potere e, nella fattispecie, sarebbero gli uomini a detenere un potere tale che gli conferisce la possibilità di “creare” l’immagine del soggetto donna. Quindi – potremmo dire -, la femminilità, sovente, nasce come un abito cucito sulla donna in modo speculare: si sa con precisione cosa sia, o almeno cosa dovrebbe essere, un uomo (secondo parametri fisici, mentali, comportamentali etc.) e, conseguentemente, si definisce donna tutto quello che è diverso, privo di quelle caratteristiche. Un ruolo passivo, a conti fatti, quello che viene lasciato a noi; anzi, una passività che, se si prendono in esame i diversi ambiti dell’agire umano (vedi la sessualità), viene quasi richiesta talvolta alla donna.

Un altro tema importante trattato nel libro è la cosiddetta “etica della scelta” in relazione alla maternità: dai dati, sembrerebbe emergere l’esistenza di un controsenso perché, in Italia, accanto a un basso tasso di natalità, coesiste la tendenza delle donne in età fertile a considerare ancora la gravidanza come una tappa fortemente desiderata. A tutto ciò, si aggiungerebbe un non soddisfacente contributo maschile nella gestione familiare da un punto di vista di doveri domestici – emblematico, a riguardo, è un passo in cui si dice che la donna, spesso, più che in un valido aiuto da parte del compagno, spera “almeno” in una bassa ingerenza, ovvero nel “non pretendere troppo” – e un’alta frequenza di abbandono femminile della professione in seguito, appunto, alla maternità.

Le forti aspirazioni alla maternità e alla famiglia convivono con una “moderna” attitudine verso il lavoro percepito come elemento importante nel perseguire autonomia e autorealizzazione.

Altri spunti, poi, sono offerti dalle considerazioni sulle donne che lavorano nel nostro Paese ma sono originarie di altri;  in sostanza, dall’incrociarsi di più piani di diversity che, ancora, non sono tenuti adeguatamente in considerazione, se pure comincia ad emergere la necessità di farlo.

Insomma, un testo che merita di essere letto e – presentandosi come una raccolta di diversi saggi (vari, quindi, per argomento e non solo) – oltre che utile, si fa anche piacevole.

Buona lettura!