Amate da pochi, considerate un male necessario da molti, le quote rosa hanno funzionato: dal 2011 (anno in cui fu varata la legge 120 Golfo-Mosca) a oggi la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate è passato dal 7 al 17 per cento. Un bel salto, ma non basta, il rapporto fra donne e potere resta malato: la parità non c’è, né in politica, né nelle aziende.

Queste sono le considerazione poste a incipit di un interessante articolo scritto da Luisa Grion su “la Repubblica” di domenica scorsa. Sembrerebbe che – fuori dalla zona protetta di specifici interventi come le quote rosa – le diseguaglianze di genere siano ancora tante. Svantaggi evidenti nelle carriere femminili che potrebbero venire rimossi solo se la normativa (importante) fosse affiancata, supportata, da un cambiamento nel modo di pensare e di agire, un cambiamento culturale. Altro dato significativo, su cui più volte noi di LeaderShe abbiamo insistito: un sottoutilizzo, o un cattivo utilizzo, del serbatoio di talenti femminili non crea danni solo alle donne ma all’economia tutta.

Un recente studio della Goldman Sachs calcola che il raggiungimento della parità di genere comporterebbe, nell’Eurozona, un aumento del Pil del 13 percento.

La parità di genere può essere raggiunta solo a condizione di affrontare la disparità del mercato. In Italia, le donne che intendono sfondare il tetto di cristallo trovano enormi difficoltà e i dati parlano chiaro: 64,6% di uomini occupati contro un modesto 46,4 di donne, dagli ultimi rilevamenti Istat. A questi 18 punti di distanza, si sommano le differenze territoriali (a Milano lavorano 2 donne su 3, a Napoli e Palermo solo 1 su 4). Tali percentuali sono aggravate dalla crisi che stiamo attraversando perché – e, qui, torna la questione culturale su cui si deve lavorare – la disoccupazione femminile viene percepita come meno grave di quella maschile. A completare un quadro non certo idilliaco, si aggiungono l’assenza di un solido welfare (per esempio la situazione asilo nido) e l’istruzione/formazione (le donne tendono a evitare quei settori tecno-scientifici che offrono maggiori sbocchi occupazionali).

L’articolo si chiude con una speranza che ci sentiamo di condividere: ci auguriamo che le quote rosa possano essere solo un primo passo necessario di cui, presto, si potrà fare a meno come nel caso norvegese. 

Di tutte queste tematiche si parlerà, da venerdì 30 a lunedì 2, durante il Festival dell’Economia di Trento. In special modo, vi segnaliamo l’intervento dal titolo Rompere il soffitto di cristallo (venerdì 30, fra le 15:00 e le 16:00), proprio centrato sulla condizione lavorativa femminile in Italia.