LeaderShe, dopo la pausa estiva, torna con le sue recensioni del martedì.

Oggi, vogliamo proporvi Facciamoci avanti di Sheryl Sandberg.

Sheryl è il Direttore Operativo di Facebook e, già in passato, ha ricoperto altri importanti ruoli come quello di Vicepresidente delle vendite e delle operazioni globali online di Google.

La Sandberg, in questo libro, ci racconta la sua esperienza di donna e di professionista, anzi, ci racconta la sua esperienza di donna professionista; e, all’interno di questa narrazione, inserisce  tutta una serie di riflessioni sul rapporto fra donna e ambizione, fra donna e carriera, fra donna e gestione del rapporto vita lavorativa/vita privata ma, anche, fra donna e sensi di colpa, fra donna e ossessiva ricerca delle perfezione…fra donna e necessità di farsi finalmente avanti, come recita il titolo.

Le donne, nel loro iter professionale, incontrano due tipi di ostacoli: il primo, il “soffitto di cristallo”, è una certa cultura sessista/maschilista che, agendo “dall’esterno”, impone dei limiti alle carriere femminili: come vi abbiamo già detto in passato, per esempio l’interpretazione della maternità alla stregua di una “questione”, di un “problema”, delle donne, le penalizza già in fase di colloquio (sovente, a parità di CV, viene scelto un uomo perché, appunto, si pensa che non si assenterà per mettere al mondo un figlio). Il secondo, invece, potremmo definirlo un “ostacolo interno” e, tecnicamente, viene chiamato “sticky floor”,  “pavimento appiccicoso: esistono tutta una serie di credenze autolimitanti che le donne elaborano, interiorizzando i messaggi che ricevono dalla società – sin da piccole, le bambine vengono esortate a fare le brave e, invece, i bambini, ad essere competitivi -, finendo per porre dei limiti a se stesse. L’idea che abbiamo di noi stesse (il livello di autostima, ma non solo) influisce sul nostro agire, spingendoci a mettere in atto dei comportamenti “vincenti” nel mondo professionale come rischiare e autopromuoverci, o viceversa ci paralizza.

Inoltre, inutile risulta domandarsi se vadano rimossi prima gli ostacoli esterni o quelli esterni – è un po’ come domandarsi se è nato prima l’uovo o la gallina –  necessario è, invece, agire contemporaneamente sui due fronti: sulla cultura e sulla nostra autopercezione.

La Sandberg ci racconta di aver sperimentato la “sindrome dell’impostora”, di essersi quindi sentita inadeguata e non all’altezza per ricoprire certi ruoli di responsabilità, di non aver pensato “mi sono meritata, grazie alle mie capacità e al mio impegno, quel ruolo” ma “sono solo stata fortunata”. Un eccesso di modestia ma, anche, una forma di insicurezza. E, poi, il senso di fallimento, il sentirsi sbagliata, sia quando il lavoro le ha sottratto del tempo alla cura dei figli e sia quando il desiderio di stare accanto a questi ha limitato il tempo da dedicare al lavoro.

Insomma, sembrerebbe che, comunque decida di muoversi, una donna sbagli comunque…sbaglia se accarezza l’idea di realizzarsi nel suo lavoro, sbaglia se desidera costruire una famiglia e, doppiamente, sbaglia se pensa di poter far spazio a entrambe le cose nella sua vita. A riguardo, vi consigliamo la lettura di un post molto interessante e piacevole di Annamaria Testa:

“La cosa più seccante è che il fondo del sentiero non è piano ma, come dicevo, accidentato, e a ogni passo c’è da inciampare in un’esortazione, un imperativo o un consiglio. Alcuni sono come ciottoli (basta rughe! Stop cellulite! Liberati dei chili di troppo! Non scordarti la quinoa! Le bacche di Goji! Lo yogurt panciapiatta!), altri sono come schegge appuntite (sii affidabile! Sii efficiente! Sii determinata! Sii consapevole! Sii ispirata! Sii simpatica! Sii seducente! Sii lieve! Alla moda! Informata! Cosmopolita! Saggia! Rilassata! Sii creativa e inventati qualcosa! Sii in gamba ma non esagerare! No, invece fatti valere! Fai quattro lavori tutti assieme? Beh, sbrigati, ma non dimenticare di essere rilassata. No, contrordine: smetti e rilassati). Ogni tanto, come piovuto dal cielo, c’è un grosso masso: “scopri il tuo vero io e sii te stessa.”

Il messaggio presente in Facciamoci avanti è chiaro: noi donne siamo, sotto vari aspetti, diverse dagli uomini, ma questa differenza non ha valenza qualitativa e, anzi – se comprese e valorizzate – ha importanti ritorni positivi sulla vita professionale (e non) femminile e sull’economia in genere (il nostro caro gender balance!). Semplicemente – anche se spesso non è facile, ed è umano e comprensibile che non lo sia – le donne devono riuscire a guardare dentro di sé, capire cosa desiderano – perché è normalissimo e “giusto” che certe donne non siano interessate alla realizzazione professionale, si tratta di scelte – e cercare di raggiungere quella meta, rivedendo il proprio modo di pensare e di agire (impegnandoci per essere e per muoverci come desideriamo, come può farci del bene); quindi, senza rinunciare alle  specificità di genere, mettersi in gioco, farsi avanti…

Buona lettura!